Ottobre 24 2014 08:59:28
Navigazione
· Home
· Forum
· Terremoti Live
· Cene,Incontri,Fiere
· MailingList
· DataBase Peperoncini
· Storia del Peperoncino
· Lista Peperoncini Conosciuti
· Elementi Indispensabili
· Apogeo e Perigeo
· Calendario Lunare
· Alimentazione
· Prostata & Esami
· Scala Piccantezza
· Anatomia del Peperone
· Incroci & Ibridi
· Clima & Elementi
· Pioggia Acida
· Impollinazione
· Concimi & Trattamenti
· Meteo
· Locali Consigliati
· Hot Pepper Links
· Articoli e Ricette
· FAQ
· Calendario Eventi
· Adsl Test
· Webmail
· Contattaci
· Link Siti Amici
· Cerrrca.com
· Calcolo Codice Fiscale
Utenti Online
· Ospiti Online: 1

· Iscritti Online: 0

· Totale iscritti: 765
· Il nuovo iscritto: fulvio_85
Sondaggi
Non è ancora stato aperto alcun sondaggio.
Storia del Peperoncino
Il peperoncino piccante era usato come alimento fin da tempi antichissimi. Dalla testimonianza di reperti archeologici sappiamo che già nel 5.500 a.C. era conosciuto in Messico, presente in quelle zone come pianta coltivata, ed era la sola spezia usata dagli indiani del Cile e del Messico. In Europa il peperoncino è arrivato con Cristoforo Colombo che l'ha portato dalle Americhe col suo secondo viaggio, nel 1493. Dato che sbarcò in un'isola caraibica, molto probabilmente ha incontrato un Capsicum chinense, delle varietà Scotch Bonnet o Habanero, i più diffusi nelle isole.Introdotto quindi in Europa dagli Spagnoli, ebbe un immediato successo, ma i guadagni che la Spagna si aspettava dal commercio di tale frutto (come quello di altre spezie orientali) furono deludenti, poiché il peperoncino si acclimatò benissimo nel vecchio continente, diffondendosi in tutte le regioni meridionali, in Africa ed in Asia, e venne così adottato come spezia anche da quella parte della popolazione che non poteva permettersi l'acquisto di cannella, noce moscata ecc.Il frutto venne così chiamato a causa della somiglianza nel gusto (sebbene non nell'aspetto), con il pepe, Piper in latino. Il nome con il quale era chiamato nel nuovo mondo in lingua nahuatl era "chili", e tale è rimasto nella lingua inglese e in alcuni nomi di varietà, come il chiltepin, C. annuum var. aviculare, derivato dal nauhatl chilitecpintl o peperoncino pulce, per le dimensioni e il gusto ferocemente piccante. Il chiltepin è ritenuto l'antenato di tutte le altre specie. Nei paesi del Sudamerica di lingua spagnola e portoghese, invece, viene comunemente chiamato ají, modernizzazione dell'antillano asci. La parola in lingua quechua per i peperoncini è uchu, come nel nome usato per il rocoto dagli Inca: rócot uchu, peperoncino spesso, polposo.Il capsicum annuum è un arbusto perenne a vita breve che, in condizioni di clima sfavorevole, viene coltivato come annuale. Le piante si presentano sotto forma di cespuglio alti da 40 a 80 cm (a seconda della specie) con foglie di colore verde chiaro. I fiori hanno la corolla bianca avente da 5 a 7 petali con stami giallo tenue. Il peperoncino può essere coltivato anche in un balcone, e viene seminato verso febbraio al centro sud e marzo al nord, mentre i frutti si possono raccogliere in estate e in autunno. Andrebbero usati subito dopo la raccolta affinché non perdano le loro proprietà, ma si possono conservare anche sott'olio o in polvere (dopo averli fatti seccare al sole). Le altre specie hanno portamenti diversi: C. frutescens significa "a forma di arbusto", mentre molte varietà di C. chinense arrivano a 2 metri nei paesi d'origine. Anche la resistenza al clima freddo e caldo varia: il tabasco (C. frutescens) e il rocoto (C. pubescens), ad esempio, resistono anche a -5 C° per brevi periodi, mentre l'habanero (C. chinense) è molto sensibile all'insolazione: se eccessiva causa scottature sui frutti. Il C. pubescens ha fiori viola e semi neri, il C. baccatum presenta delle macule sulla corolla, il C. chinense ha corolla bianca o verdognola e stami viola, con 2 o più fiori per nodo. Il C. frutescens ha anch'esso corolla verdognola e stami viola, ma i fiori sono singoli. Il peperoncino viene spesso bistrattato: molti insistono che il suo utilizzo tolga il sapore agli alimenti, mentre questo accade solo in caso di esagerazione, altri ritengono che faccia male alle emorroidi, in generale è antidiarroico, antiemetico, antinfiammatorio, revulsivo, rubefacente, sedativo, stimolante, tonico, usato nella composizione di balsami, linimenti e cataplasmi, per esempio come anticellulite. Scoperto dagli Europei alla fine del XV secolo nell’America centrale, era anche la sola spezia usata dagli indiani del Cile e del Messico. Introdotto quindi in Europa dagli Spagnoli, si diffuse in tutte le regioni meridionali, in Africa ed in Asia. Appartiene alla famiglia delle Solanacee ed al genere Capsicum: se ne coltivano diverse specie e varietà, alcune presentano frutti piccoli e piccanti, mentre altri sono di dimensioni maggiori e dal sapore più dolce; nelle regioni dal clima più caldo si coltiva il peperoncino arbustivo, Capsicum frutescens L., con fusti legnosi e frutti appuntiti che, essiccati e ridotti in polvere, costituiscono il cosiddetto pepe di Caienna. A fornire il sapore piccante è una sostanza chiamata capsicina. I peperoncini hanno uno scarso apporto nutritivo e contengono le vitamine B¹, B², PP e C, oltre alla E ed alla provitamina A, e poi flavonoidi, carotenoidi ed acidi organici. Ne esistono diverse qualità: rossa, arancione, gialla che si differenziano per l’intensità del gusto, dal dolce al piccante. I frutti vengono raccolti maturi ed in diversi mesi dell’anno: vengono essiccati al sole e uniti a formare variopinte ghirlande. Gli usi sono i più diversi: sia fresco sia essiccato si usa in India, nel sud-est asiatico, in Messico e nell’America Meridionale. Una volta macinato modifica l’intensità del gusto: è comunque bene ricordare che il grado di “pizzicore” varia non solo in base alla varietà di peperone scelta, ma anche in base al grado di maturazione, infatti più è maturo e più pizzica, ed all’andamento stagionale perché, ad esempio, la siccità accentua il sapore piccante. Il nome botanico potrebbe avere due derivazioni: dal greco kaptein, mordere, per il suo sapore piccante, o dal latino capsicus, foraggio a capsula, per la forma allungata del frutto. Per il clima italiano e mediterraneo in generale, il peperoncino è una coltura per lo più estiva: ha l’ambiente migliore in terreni fertili, ben nutrito con concimi minerali, per lo più potassici, e possibilità di irrigazione. In Italia esistono delle regioni che ne hanno fatto la base dei propri piatti regionali, come la Calabria, con la famosa ‘nduja, il Molise, la Basilicata, l’Abruzzo e la Puglia, ma molti altri paesi se ne fanno un vanto, dal Senegal, con lo Yassa, cioè pollo condito con limone, cipolla e peperoncino rosso, il Nicaragua, con un’insalata che farebbe resuscitare anche i morti, a base di sedano, avocado e jalapeno, e poi l’Harissa della Tunisia ed il Sambal cinese, con riso, uvetta, cannella e peperoncino, ovviamente. Sotto forma di decotto viene utilizzato per alcune manifestazioni dell’alcolismo: 10 g bolliti con 10 g di costole di rabarbaro in un l d’acqua per circa 3 minuti; dopo averlo lasciato riposare una notte, se ne devono bere due tazze al giorno. Per aumentare l’appetito è sufficiente aggiungerlo alle vivande: ugualmente nel caso di arteriosclerosi ed astenia. In caso di bronchite, per la sua proprietà essudativa, si può preparare un cataplasma di peperoncino macerandone 50 g in 100 g di alcol a 60° per due giorni: è poi necessario filtrare il composto, spennellarlo sul corpo e coprirlo con ovatta. Procedimento simile in caso di problemi di respirazione, lasciando macerare 10 g di peperoncino in 60 g di alcol a 33° per 48 ore, filtrandolo e frizionando il torace con una piccola quantità di questa lozione. Naturalmente stando ben attenti a non far entrare la preparazione a contatto con gli occhi, la bocca o ferite varie. Per lo stesso motivo spesso chi vive in climi caldi, mastica un pezzetto di peperoncino, zenzero o altri frutti e radici piccanti: secondo la medicina cinese i cibi dal sapore piccante stimolano le funzioni respiratorie e l’intestino crasso, oltre ad avere un effetto disinfettante che previene le diarree da calore. Per la caduta dei capelli può essere utilizzato come macerato: 30 g in 1 l di alcol a 60° per 8 giorni, da mescolare ogni tanto, filtrare ed applicare sul cuoio capelluto. In caso di congestione, quindi l’aumento innaturale di sangue all’interno di un organo, oltre a chiamare il medico il più velocemente possibile, si può anche applicare sui piedi del malato un cataplasma di farina di lino, facendone bollire 60 g in ¼ di l d’acqua. Una volta cotta la polentina, bisogna spalmarla fra due pezze per farla raffreddare un po', quindi applicarla avendo cura di spalmarla prima con farina di senape o peperoncino macinato. Può anche capitare che venga la diarrea in seguito all’assunzione di antibiotici: in questo caso è necessario aggiungere il peperoncino alle vivande, mentre nel caso di nevralgie, cioè dolori lungo il decorso di un nervo, è possibile fare un alcolaturo di peperoncino rosso, macerando 5 g di peperoncino in 100 g di alcol a 60° per 5 giorni e poi filtrare il composto. In caso di reumatismi si può massaggiare l’articolazione dolorante con un preparato a base di 20 g di peperoncino rosso triturato e tenuto sotto alcol per 48 ore. In caso di vomito utili 0,5 g di peperoncino in polvere uniti al miele. Contrariamente a quanto si è sempre pensato, farebbe bene in caso di presenza di batteri quali l’Helicobacter pylori, batterio di forma elicoidale spesso associato a gastriti ed ulcere: come per tutte le cose bisogna usare misura. L’uso prolungato ed eccessivo di pomate e lozioni può causare dermatiti, ulcerazioni e vescicole, mentre quello interno può affaticare reni, provocare gastriti e stitichezza. Per la cronaca: il peperoncino è anche chiamato il Viagra dei poveri. Pare infatti che abbia poteri straordinari sulle pareti cavernose degli organi maschili per merito della capsaicina che ha forti proprietà vasodilatatorie. Le 5 specie domesticate, e quindi più comuni, di peperoncino sono: * Capsicum annuum, probabilmente la più coltivata, comprendente le varietà più diffuse: i peperoni dolci, il peperoncino comune in Italia, il peperoncino di Cayenna, e il messicano jalapeño * Capsicum baccatum, che include il cosiddetto cappello del vescovo, e gli ají * Capsicum chinense, che include l'habanero, nel Guinness dei primati come il peperoncino più piccante del mondo, e il suo diretto concorrente Dorset Naga, più lo Scotch Bonnet e il fatalii * Capsicum frutescens, che include tra gli altri il tabasco * Capsicum pubescens, che include il sudamericano rocoto Una guida all'identificazione delle 5 specie domesticate è visibile nell'immagine. Un'eccezione alla tabella riportata sono i peperoncini viola, tra cui il "Purple Tiger": questi hanno foglie, fiori e frutti immaturi screziati o totalmente viola, ma appartengono a c. annuum, forse ibridato con qualche specie minore. Sebbene siano poche le specie di peperoncino coltivate commercialmente in Italia, ci sono molte cultivar: il peperone verde e quello rosso, ad esempio, sono la stessa cultivar, ma i verdi sono immaturi. A livello amatoriale, invece, vi è una fiorente comunità di appassionati, che coltivano tutte le 5 specie principali e molte delle minori. Per la gran varietà di cultivar, sicuramente c. annuum è il più diffuso, mentre le altre specie sono relativamente meno coltivate. Il metodo solitamente utilizzato è la riproduzione per seme, anche se è possibile fare delle talee di rami semi-maturi, lunghe 10 - 15 cm, trattando le estremità con ormone radicante e mettendole in cassone freddo con composta da radicazione, trapiantando poi a dimora in vaso o in terra nello steso periodo delle piantine ottenute da semi. Tale metodo è indicato per ringiovanire una pianta fatta svernare all'interno o in serra. È possibile l'innesto su solanacee più resistenti, tipo il solanum capsicastrum o il solanum jasminoides, tuttavia non è una pratica molto diffusa, sia per la scarsa percentuale di successo, sia per la difficoltà dell'innesto con piante semilegnose. L'ibridazione dipende anche dall'ordine di impollinazione: ad esempio se un C. annuum impollina un C. frutescens, i semi saranno fertili, nel caso inverso è molto difficile che i semi germinino. Altre specie meno diffuse sono: * Capsicum angulosum, sinonimo di C. chinense cv 'Habanero' * Capsicum brasilianum * Capsicum breviflorum * Capsicum buforum * Capsicum campylopodium * Capsicum cardenasii, molto piccante, forse imparentato con c. pubescens * Capsicum chacoense * Capsicum ciliatum, sinonimo di Witheringia ciliata * Capsicum chlorocladium * Capsicum coccineum * Capsicum cordiforme, sinonimo di c. annuum * Capsicum cornutum * Capsicum dimorphum * Capsicum dusenii * Capsicum exile, piccante, coltivato nella varietà Cobincho * Capsicum eximium, forse imparentato con c. pubescens * Capsicum fasciculatum, probabilmente una varietà di c. frutescens * Capsicum fastigiatum, sinonimo di c. frutescens * Capsicum galapagoense, diffuso nelle isole Galapagos, molto piccante * Capsicum geminifolium * Capsicum hookerianum * Capsicum lanceolatum * Capsicum leptopodum * Capsicum luteum * Capsicum microcarpum, sinonimo di c. frutescens var. baccatum e C. baccatum var. microcarpum * Capsicum minimum, sinonimo di c. frutescens * Capsicum minutiflorum * Capsicum mirabile * Capsicum parvifolium * Capsicum pendulum, sinonimo di c. baccatum var. pendulum * Capsicum praetermissum, dai fiori viola con una banda interna bianca, decorativi * Capsicum schottianum * Capsicum scolnikianum * Capsicum stramonifolium, sinonimo di Witheringia stramonifolia * Capsicum tetragonum, sinonimo di C. chinense Jacquin cv "Scotch Bonnet" * Capsicum tovarii, forse imparentato con il c. pubescens * Capsicum villosum * Capsicum violaceum, sinonimo di c. pubescens Secondo tali studi, il genere Lycianthes sarebbe correlato al capsicum, il quale è molto monofiletico e scarsamente separato. Il più distante del genere, tanto da suggerire di essere separato, è il C. ciliatum, privo di capsaicina. I più difficilmente collocabili, sempre secondo questo studio, sono C. tovarii e C. pubescens. Verrebbero proposti dunque i seguenti gruppi: * Gruppo di C. ciliatum: o C. ciliatum, diffuso dal Messico del sud al Perù del nord * Gruppo di C. eximium: o C. eximium, dalla Bolivia all'Argentina del Nord o C. cardenasii, dipartimento di La Paz (Bolivia) * Gruppo di C. baccatum: o C. baccatum, nord-ovest del Sud America fino all'Argentina del Nord o C. chacoense, Bolivia, Argentina, Paraguay * Gruppo di C. annuum: o C. annuum, diffuso dal sud degli USA fino al Perù del nord e alla Bolivia, Caraibi o C. chinense, America Centrale, Caraibi, Brasile o C. frutescens, Messico, America Centrale, Caraibi, zona nord del Sud America o C. galapagoense, isole Galapagos * Non assegnati: o C. tovarii, Ayacucho (Perù) o C. pubescens, dagli altopiani andini al Messico La sostanza artefice principale della piccantezza è l'alcaloide capsaicina (8-metil-N-vanillil-6-nonenamide o C18H27NO3), insieme ad altre 4 sostanze naturali correlate, chiamate collettivamente capsaicinoidi, che ne comprendono anche altre di sintesi. Ogni capsacinoide ha piccantezza relativa e un sapore diversi nella bocca, e una variazione nelle proporzioni di queste sostanze determina le diverse sensazioni prodotte dalle diverse varietà, oltre al loro contenuto. La capsaicina provoca dolore e infiammazioni se consumata in eccesso, e può addirittura causare vesciche da ustione, se in alte concentrazioni (i peperoncini habanero, ad esempio, sono raccolti con i guanti). Rappresenta anche l'ingrediente principale nello spray al pepe, usato come "arma non letale". La sensazione di bruciore che percepiamo, tanto più intensa e persistente quanto più il peperoncino è piccante, in realtà non esiste, nel senso che non si ha un aumento di temperatura nella nostra bocca. La capsaicina interagisce semplicemente con alcuni termorecettori presenti nella bocca, nello stomaco e nell'ano, che mandano un segnale al cervello come se la nostra bocca o il nostro stomaco "bruciasse". Stessa sensazione si ha quando defechiamo in quanto gli stessi termorecettori sono presenti anche nell'ano. La piccantezza dei peperoncini è misurata empiricamente tramite la scala di Scoville, in gradi da 0 a 10, e quantitativamente in unità di Scoville, basate in p.p.m peso/peso di capsaicina e diidrocapsaicina. Il peperone dolce ha ad esempio zero unità Scoville, i jalapeños vanno da 3,000 a 10,000 SU, mentre gli Habaneros arrivano a 600,000 unità Scoville. Il record per il più alto numero di unità Scoville in un peperoncino è stato assegnato dal Guinness dei primati al Bhut Jolokia indiano, che ha fatto segnare oltre 1.000.000 unità. Nel 2006, è stata presentata la varietà Dorset Naga, derivata da quest'ultima, che ha fatto misurare anch'essa oltre 1.000.000 di SU. La capsaicina pura misura, come riferimento, 16 o 15 milioni di unità, a seconda della taratura, per cui 16 o 15 unità Scoville corrispondono a 1 ppm. In ordine crescente di piccantezza media delle specie, possiamo dare la seguente scala: * C. annuum (massimo chiltepin, ~100.000 SU) * C. baccatum (massimo Ají rosso, ~100.000 SU) * C. pubescens (massimo rocoto, ~100.000 SU) * C. frutescens (massimo bird's eye, ~175.000 SU) * C. chinense (massimo Red Savina, ~580.000 SU) * C. chinense × frutescens ( Bhut jolokia, Naga Dorset e simili, record del Guinness dei primati ~1.000.000 SU) Va tuttavia precisato che anche nel C. chinense, che vanta appunto alcune delle più piccanti al mondo, vi sono cultivar a 0 SU. Ad ogni modo, a partire da 250.000 SU, la sensazione di piccantezza cede il posto al dolore, la cui intensità è per lo più costante a prescindere dal contenuto in capsaicina, mentre aumentano la diffusione in bocca e gola, e la persistenza nel tempo. Pertanto, assaggiare un bhut jolokia o un habanero orange, a parte il sapore, dà la stessa sensazione di dolore, solo che il primo dura di più. Uno dei modi migliori per alleviare la sensazione di bruciore è bere latte, mangiare yogurt od ogni prodotto caseario, possibilmente a pasta morbida o liquido. Infatti una proteina presente nei latticini, la caseina, agglutina la capsaicina, rimuovendola dai recettori nervosi. La capsaicina si scioglie molto bene anche nei grassi e nell'alcool, quindi anche prodotti grassi o bevande alcoliche aiutano a rimuovere la sensazione dolorosa. Per le alte concentrazioni, come nell'habanero Red Savina o estratti vari, il modo più efficace è usare del ghiaccio come anestetico. Un bicchiere di latte freddo, sorseggiato lentamente, è senz'altro il "rimedio" migliore all'eccessiva piccantezza, da tenere a portata di mano per l'assaggio di salse piccanti o peperoncini sconosciuti. Il frutto viene consumato fresco, essiccato, affumicato, cotto o crudo. Oltre alla sua capacità di bruciare il palato, si utilizza anche per aromatizzare, nonché per fare salse piccanti. Nelle specie piccanti, la capsaicina si concentra nella parte superiore della capsula, dove ci sono ghiandole che la producono, diffondendosi poi lungo la capsula. Al contrario di quanto si crede comunemente, non sono i semi, ma la membrana interna, la placenta, che contiene la maggior parte di capsaicina: quindi è quasi inutile togliere i semi per ridurre la piccantezza del frutto, mentre è consigliabile togliere la placenta. In Italia il peperoncino è ampiamente usato e alcune regioni ne hanno fatto la base dei propri piatti regionali, come la Calabria, con la famosa nduja, la Basilicata (i peperoni di Senise, che hanno ottenuto il marchio IGP dall'Unione Europea) e in generale tutto il Sud peninsulare. All'estero il peperoncino è usato molto in Messico (nelle salse, nel chili con carne), in Nordafrica (dove è alla base della harissa) ed in India. Le cucine indiana, indonesiana, cinese sono associate all'uso del peperoncino, sebbene la pianta sia arrivata in Asia solo dopo l'arrivo degli europei. Una volta macinato il peperoncino modifica l'intensità del gusto: il grado di piccantezza però varia non solo in base alla varietà di peperoncino scelta, ma anche in base al grado di maturazione: infatti più è maturo e più è forte. Inoltre lo stress ambientale[2] , tra cui la siccità e il freddo[3] accentua il sapore piccante. L'eccesso di acqua causa anch'esso aumento di piccantezza, ma spesso rovina la pianta e, in C. chinense, può dare sapore amaro ai frutti. Alcune varietà di peperoncino sono indicate per il consumo immediato, perché i frutti non si mantengono a lungo. Altre, possono essere invece essiccate e macinate. In questo modo aumenta la concentrazione di capsaicina e dunque la piccantezza. Inoltre, Pressapoco tutte le varietà di C. chinense hanno aroma e sapore intenso, che si perde con l'essiccazione. Ad esempio l'habanero, da fresco ha un intenso odore di albicocca e un sapore fruttato simile al cedro, che si attenuano alquanto con l'essiccazione. Il peperoncino è un condimento molto popolare, nonostante il dolore e l'irritazione che provoca. Quattro composti del peperoncino, tra cui i flavonoidi e i capsaicinoidi, hanno un effetto antibatterico, cosicché cibi cotti col peperoncino possano essere conservati relativamente a lungo. Questo spiega anche perché più ci si sposta in regioni dal clima caldo, maggiore sia l'uso di peperoncino ed altre spezie. I peperoncini sono ricchi in vitamina C e si ritiene abbiano molti effetti benefici sulla salute umana, purché usati con moderazione ed in assenza di problemi gastrointestinali. Alcuni medici ne consigliano l'assunzione fino a cinque volte la settimana anche ai bambini dai 7 ai 16 anni. Il peperoncino ha un forte potere antiossidante, e questo gli è valso la fama di antitumorale. Inoltre, il peperoncino si è dimostrato utile nella cura di malattie da raffreddamento come raffreddore, sinusite e bronchite, e nel favorire la digestione. Queste virtù sono dovute principalmente alla capsaicina, in grado di aumentare la secrezione di muco e di succhi gastrici. In ultimo il peperoncino stimolando la peristalsi intestinale favorisce il transito e l'evacuazione, il più rapido passaggio intestinale in sinergia col potere antibatterico ed antimicotico evita la fermentazione e la formazione di gas intestinali e di tossine, particolarmente le tossine della candida albicans. Il peperoncino può essere usato anche come antidolorifico in artriti, neuropatia diabetica, nevralgie post-herpetiche e del trigemino, sintomi post-mastectomia, cefalea a grappolo [Chrubasik J “Efficacy and safety of Capsicum preparations” in Chrubasik and Roufogalis (eds.) (2000) Herbal Medicinal Products for the Treatment of Pain. Lismore, Australia, Southern Cross University Press (2000)]. I capsaicinoidi agiscono a livello dei nocicettori mediante i recettori vanilloidi specifici VR-1, come desensibilizzanti dei recettori stessi agli stimoli dolorosi, in una prima fase attraverso una "desensibilizzazione acuta" ed in seguito attraverso una tachifilassi (una ridotta risposta recettoriale alle successive applicazioni di capsaicinoidi) (Roufogalis b, Dedov V “Capsaicin receptor mechanism and future trends for analgesics” in Chrubasik and Roufogalis (eds.) (2000)). Si può anche ipotizzare che la sensazione di dolore prodotta dalla capsaicina stimoli il cervello a produrre endorfine, un oppiaceo naturale in grado di agire da analgesico e produrre una sensazione di benessere. Lo psicologo Paul Rozin ritiene che il mangiare peperoncini rappresenti un esempio di "rischio limitato", come le montagne russe, dove sensazioni estreme come paura e dolore possono arrecare piacere poiché si sa che non sono effettivamente pericolose. Altri effetti benefici del peperoncino, come il suo potere afrodisiaco, non sono stati confermati da ricerche scientifiche, mentre sembra possibile una leggera correlazione con alcuni tipi di tumore allo stomaco nei soggetti predisposti. Moltissime tradizioni medicinali popolari usano come rimedio il peperoncino, e la medicina Ayurvedica lo consiglia per il trattamento di ulcere peptiche. Gli uccelli, al contrario dei mammiferi, non sono sensibili alla capsaicina, poiché questa sostanza agisce su uno specifico recettore nervoso che gli uccelli non possiedono. A ragione di ciò i peperoncini costituiscono il cibo preferito di molti volatili; essi costituiscono infatti una fonte di vitamina C e carotene, necessari agli uccelli soprattutto durante la muta del piumaggio. In cambio gli uccelli spargono i semi della pianta sia mentre consumano i frutti, sia attraverso le feci, poiché questi semi riescono a oltrepassare l'apparato digerente inalterati. Si pensa che questo tipo di relazione abbia promosso l'evoluzione dell'attività protettrice della capsaicina. È infine interessante notare come agenti chimici usati per dare un sapore di uva a bevande come la "grape soda" (bevanda frizzante al gusto di uva) diano negli uccelli un effetto simile a quello che la capsaicina dà agli esseri umani.
Login
Utente

Password



Non ti sei ancora registrato?
Clicca qui per registrarti.

Non ricordi più la password?
Richiedine una nuova qui.
Shoutbox
Devi essere loggato per poter inserire un messaggio.

06/10/2014 12:06
fatto, campana - grazie

05/10/2014 21:06
Alfredo metti sul forum la foto del peperoncino "incriminato"

04/10/2014 11:49
Potreste cotesemente dirmi che varietà di peperoncino è questa? http://i59.tinypic
.com/34dhhts.jpg Grazie

28/07/2014 19:22
Iscrivetevi al forum ragazzi , non solo qui

15/07/2014 16:24
Buona sera gente

27/05/2014 18:35
ciao , si ora è tutto apposto avevano inserito il sito in blacklist ...

24/05/2014 17:19
Da ieri quando apro il sito,google lo segnala come malevolo,anche a voi?

08/03/2014 18:59
Ciao Marco ben ritrovato!

07/03/2014 11:04
Ciao a tutti!!! corna

22/02/2014 18:43
qui hai la scala completa o quasi ... http://www.hotchi.
..page_id=12

Tempo rendering: 0.79 secondi! 898,241 visite uniche